Il sexting è il passaggio tra la chat e l’incontro, e quasi tutti lo sbagliano nello stesso modo: troppo presto, troppo esplicito, troppo lungo. Questa non è una guida alle frasi da copiare, che su internet ce ne sono a decine e si riconoscono tutte. È una guida su quando iniziare, come capire se l’altra persona ci sta, cosa non scrivere mai e, soprattutto, come fare sexting senza che una foto o una frase ti ritorni addosso tra sei mesi.
Cos’è il sexting, in pratica
Messaggi, e a volte foto, con contenuto sessuale esplicito scambiati tra due persone che ci stanno tutte e due. L’ultima parte è quella che conta. Un messaggio esplicito a chi non lo ha chiesto non è sexting, è una molestia, e su un sito per adulti porta a una segnalazione. Il sexting vero è una conversazione a due in cui si sale di tono insieme, un gradino alla volta, e in cui ciascuno può scendere quando vuole.
Quando si comincia (e quando no)
Non al primo messaggio. Non al secondo. Su un sito di incontri per adulti l’intenzione è chiara, ma l’intenzione riguarda il sesso in generale, non il sesso con te in particolare. Quello va guadagnato, e si guadagna con due o tre scambi normali in cui l’altra persona capisce che sai leggere un profilo e scrivere una frase intera. Il come è spiegato in come si chatta su un sito per adulti.
Il momento giusto per salire di tono si riconosce da un segnale solo: lo fa prima l’altra persona, anche di poco. Una battuta con un doppio senso, una domanda su cosa ti piace, un “e tu cosa faresti”. Quello è l’invito. Si risponde allo stesso livello, non tre gradini sopra. Se la risposta rilancia, si sale ancora. Se la risposta torna sul tempo e sul lavoro, si è arrivati al limite per oggi, e si torna indietro senza fare storie.
Come si scrive: tre regole
Prima regola: si descrive la situazione, non l’anatomia. “Se fossi qui adesso” funziona più di qualunque elenco di parti del corpo, perché lascia all’altra persona lo spazio per immaginare e per rispondere. Il sexting riuscito è quello in cui l’altro scrive più di te.
Seconda: messaggi corti. Un capoverso di dieci righe è un monologo, e il monologo spegne. Due righe, una domanda, aspetti. Il ritmo lo fa la pausa.
Terza: niente frasi prese da internet. Le liste di “frasi hot da mandare” le ha lette anche lei, e le riconosce al primo “non riesco a smettere di pensare a te”. Una frase goffa ma tua vale più di una perfetta ma di qualcun altro.
Le foto: le regole che ti proteggono
Qui si passa dal galateo alla sicurezza, e le regole non si discutono.
Mai il volto. Mai tatuaggi, cicatrici, nei riconoscibili. Mai lo sfondo di casa tua, con la foto di famiglia sul comodino o la finestra con la vista. Una foto senza volto e senza dettagli, se finisce in giro, è una foto di nessuno. Una con il volto è tua per sempre, e “per sempre” su internet vuol dire proprio quello.
Mai foto non richieste. La regola vale per tutti, ma vale il doppio per gli uomini: la foto a sorpresa è il motivo numero uno per cui una conversazione che stava andando bene finisce con un blocco. Si manda quando viene chiesta, o quando lo scambio è già arrivato lì da solo e tutti e due l’avete detto.
E una regola in più, che vale per uomini e donne: foto solo a chi hai già visto dal vivo, o almeno in videochiamata. Non per pudore, per difesa. Chi chiede foto esplicite dopo tre messaggi, senza essersi mai fatto vedere, molto spesso non è la persona del profilo. Come si riconoscono questi casi è spiegato in profili falsi: i cinque segnali, e il quinto segnale, la richiesta di soldi, arriva quasi sempre dopo una foto.
Foto che spariscono: usale, ma sapendo cosa fanno
Se proprio una foto la mandi, mandala in modo che non resti. WhatsApp ha l’opzione “visualizza una volta”: l’immagine si apre una sola volta, non si salva nella galleria, non si inoltra, e da qualche tempo l’app blocca anche lo screenshot. Telegram ha la stessa cosa con il timer di autodistruzione nelle chat segrete: scegli tu dopo quanti secondi sparisce, lo screenshot è bloccato su Android e su iPhone esce nero, e in ogni caso l’altra persona riceve un avviso se ci prova.
Due cose da tenere a mente. La prima: nessuna di queste protezioni ferma un secondo telefono che fotografa lo schermo. È il motivo per cui la regola del volto vale anche con le foto a tempo: senza faccia, anche la foto rubata è una foto di nessuno. La seconda: Telegram ha un vantaggio in più rispetto a WhatsApp, e cioè che ci si può scrivere con il solo nome utente, senza dare il numero di telefono. Se dopo il sito volete passare a una chat esterna, è il passaggio intermedio giusto: prima la chat del sito, poi Telegram con nome utente e chat segreta, e il numero di telefono solo dopo esservi visti.
Dentro il sito, poi Telegram, WhatsApp per ultimo
Dentro il sito, finché non vi siete visti. Il motivo è pratico: nella chat di un sito di incontri per adulti l’altra persona non ha il tuo numero, non vede la tua foto profilo di WhatsApp con la faccia, non sa il tuo cognome, e se qualcosa va storto blocchi e finisce lì. Su WhatsApp hai dato tutto questo a uno sconosciuto in cambio di niente. Se lo spostamento deve esserci prima dell’incontro, meglio Telegram con il nome utente: l’altra persona vede un nome che hai scelto tu, non il tuo numero, e se cambi idea lo cambi o lo blocchi. Chi insiste per avere il numero subito “perché qui è scomodo” ha quasi sempre un motivo che non ti piacerebbe.
Quando fermarsi
Quando l’altra persona rallenta, cambia argomento o risponde con una parola sola. Non serve chiedere “che succede”: si torna a un tono normale e si vede se riparte. Il sexting è una cosa che si fa in due o non si fa, e chi continua da solo lo sta facendo, appunto, da solo.
E quando funziona, non va tirato per le lunghe. Il sexting serve ad arrivare all’incontro, non a sostituirlo. Dopo due o tre sere così, uno dei due propone un giorno e un posto, e la conversazione si sposta dal telefono a un tavolino. Se nessuno dei due lo fa mai, qualcosa non torna, e di solito è che uno dei due non ha intenzione di vedersi davvero.
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